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Che l’uomo inceda quotidianamente dentro la Notte è per l’uomo di oggi una banalità, a dir tanto. Perché comunemente egli la rende Giorno, nel modo in cui egli intende il Giorno, come proseguimento di un’attività e di un’ebbrezza. Nella compieta è ancora presente la forza primordiale mistica e metafisica della Notte, che noi dobbiamo incessantemente spezzare per esistere davvero. Perché il Bene è solo il Bene del Male. Gli uomini di oggi sono più che abili nell’organizzare ogni cosa, ma non sono più all’altezza del raccoglimento per la Notte.

Nel “movimento” noi sembriamo essere qualcosa e fare qualcosa – ma dove sono quiete e inattività, non sappiamo più far nulla di noi stessi. Attraverso l’imperante laboriosità e i suoi successi e risultati siamo radicalmente sviati nella nostra ricerca –, noi reputiamo erroneamente che l’essenziale debba essere costruito, e dimentichiamo che esso cresce solo se noi viviamo completamente, vale a dire al cospetto della Notte e del Male – secondo il nostro cuore.

Heidegger

Ma com’è difficile mettere a
tacere quella perpetua inquietudine che ci prende per lo sterno, i polmoni, e chissà anche il cuore, quella incessante ansia che chiede luce, moto, azione, e soprattutto distrazione dai ricordi e dalla memoria. Essere umani significa ricordare, ma perchè proprio tutto? Sapremmo certamente costruire meglio noi stessi se solo potessimo cessare di scimiottare vite altrui e dedicarci solo alla nostra. Invece corriamo, ubriachi di azione, docce di primavere adrenaliniche, scorpacciate di emozioni per sollevarci sopra il grigio quotidiano, il solito, il brullo, la noia del già vissuto e la persecuzione della memoria.

Illuso chi si è lasciato convincere da presunte saggezze orientali che l’inquietudine sia un male dell’anima, curabile chiudendo gli occhi, sedendosi sotto una pianta di fico guardando dentro se stessi, trovando chissà cosa. Si, illuso, perchè tutto ciò che apprendiamo arriva dai nostri sensi. No, l’inquietudine è uno stato fisico, diffuso per il nostro corpo come la coscienza permea i tentacoli di una piovra, un formicolio che ci soffoca quando incontriamo muri, obblighi, ignoranza, barriere e bandiere.

E’ solo il mondo che può curare l’inquietudine, solo l’orizzonte, il vento, le stagioni. Non abbiamo bisogno di correre, ma solo lasciarci vivere in un luogo capace di fermare il tempo.

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