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Print now  Le Onde del Libero Arbitrio

Le Onde del Libero Arbitrio è il primo atlante romantico dell’oceano Pacifico pubblicato da NordlightX. Ecco la presentazione di copertina

             Il viaggio in oceano come metafora della vita, per scoprire se il nostro destino sia già scritto nelle correnti del mare o possiamo scriverlo noi stessi.
             Questo libro è il racconto di un viaggio disegnato sulle rotte dei grandi marinai che hanno solcato gli oceani alla scoperta di terre nuove e lontane.
             Saliamo sulla sua nave e l’autore ci porta nel suo personale viaggio in quelle terre nuove e lontane. Le racconta. Le vive. Le affronta. Onde, tempeste, venti, boline, aurore boreali. 
E in un continuo guardare dentro e fuori di sé, si fa eroe romantico. Dapprima Lo stupore e la meraviglia per ciò che vede fuori e un attimo dopo si addentra nei meandri delle sue emozioni. 
Nello scorrere del tempo e degli itinerari anche insoliti si intersecano i diversi livelli di lettura.
Siamo trasportati da un flusso armonico, tracciato da chi il mare lo conosce bene, all’interno di un racconto di viaggio  per viaggiatori dell’anima.

Il libro avrà una innovativa sovracopertina di carta velina lucida e trasparente appositamente preparata da Seaman Paper. Ecco il suo significato.

1.12 Atlanti mentali di velina bianca

Il nostro cervello è un sistema informativo straordinario, ma nemmeno lui è capace di processare istantaneamente tutte le informazioni che gli provengono contemporaneamente dai cinque sensi.
Joseph LeDoux

           Navigando sulla superficie dell’oceano ho spesso cercato di capire cosa ci fosse davvero intorno a me quando guardo l’orizzonte, ma non credo di esserci mai davvero riuscito, perché i torrenti dei sensi sono sempre stati troppo impetuosi per lasciare alla mia coscienza il tempo per farne qualcosa di comprensibile. Restano impronte d’immagini e suoni e odori, rappresentazioni multisensoriali che il tempo non sbiadisce se non glielo permettiamo. Magari barando con una fotografia, vanità del tempo capace di concentrare sul suo attimo l’attenzione persa dai momenti che la precedono o seguono, ma anche di perpetuare quel momento, per noi, per sempre.

E proprio questa fotografia, paradossalmente, sarà quanto di più solido ci resta per capire il destino, il mare, il mondo, e tutto il resto: come fogli di carta velina bianca, lucidi di percezione sovraimposta, creeranno mappe stese l’una sopra l’altra, in un millefoglie di rappresentazioni che diventa questo libro, non per nulla presentato da una copertina in velina bianca. E sempre questa fotografia sarà anche la nostra sciagura, perché frapporrà una carta solida a misteriose e inarrivabili veline che potrebbero scorrere sotto di lei, i misteriosi torrenti dell’oceano che a noi umani non è consentito navigare.

Facciamo ordine, prepariamo insieme questo millefoglie, prendi insieme a me qualche foglio di velina bianca A4, magari li hai ancora da qualche parte, con disegnato un cerchio a compasso, la costa di un continente, o Blitzen, Comet e Cupid le renne di Babbo Natale. Prendiamo questa fotografia che sarà per noi la superficie del mare, quel nero opaco rischioso da attraversare, quel blu intenso facile da immaginare, quel ghisa denso mortale da penetrare. E stendiamo le nostre veline.

La prima sono le emozioni, su tutte la paura, più che una velina un foglio di pellicola trasparent che ci si appiccica addosso come la nebbia, come l’ombra, come il freddo. E scopri solo con il tempo cosa sia, perché le emozioni non sono un istinto animale ma una proiezione di esperienza e stati emotivi vissuti, e rivissuti, poi spalmati a forza nei neuroni come burro ancora troppo freddo, quasi non volessero farlo entrare e farsi segnare per sempre, pennellate di acqua opaca che una dopo l’altra ma solo tutte insieme, sovrapposte, ci danno memoria, percezione e immaginazione di una paura passata, presente e futura, e sempre vera. 

La seconda velina sono queste parole, il desiderio di dare un ordine sintattico a un flusso di immagini che una sola fotografia può lanciarti improvvisamente addosso, come se fosse solo l’asso di cuori di un mazzo di carte che prendi in mano, guardi, curvi e lanci per aria con la curiosità di un bambino.  Parole che contano onde per rendere umano ciò che umano non è, parole che misurano venti per trasmettere sensazioni che umane tanto sono, parole che descrivono storie per tramandare una cultura che è quanto di più umano c’è.

La terza velina è la metafora, un volo più alto, distante dall’immagine, trasmissione di emozioni tra anime capaci di navigare la stessa superficie, a qualunque livello sia, una velina trasparente adesiva che stendi sull’oceano, strappi e giochi con le parole che restano attaccate.

E l’ultima velina è l’Atlante, astrazione di linee capaci di abbracciare tutto quanto sta al di sotto, sforzo unificante che, quando illuminato, proietta sui fogli più bassi gli schemi per unire parole ed emozioni e immagini e suoni, insomma tutto, in sogni.

E foglio dopo foglio, sogno dopo sogno, un viaggio si fa un libro avvolto dalla sua copertina.

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